Il blog di Salvatore Lo Presti

I calciatori devono         rispettare i contratti                   (ed il mercato                                  va anticipato)

 

Fin dai tempi del tanto osannato <lodo Bosman> avevo previsto come sarebbe andato a finire. Lo avevo detto e scritto. Il potere decisionale dei calciatori è cresciuto a dismisura tanto da superare abbondantemente quello delle società. Specie quando si servono delle consulenze di procuratori abili, astuti e senza troppi scrupoli.

Il sorpasso è avvenuto  diversi anni fa. La pioggia dei petrol-dollari dei paesi produttori di petrolio, dei dollari USA di qualche multinazionale e dei nuovi flussi di denaro provenienti dalla Russia e dalla Cina hanno completamente destabilizzato l’ambiente. Le prime avvisaglie si erano avute negli anni scorsi con le supervalutazioni di Bale, Pogba, Higuain. Quest’anno, dopo un principio di sconquasso partito dalla Cina (cui lo stesso governo cinese ha immediatamente e provvidenzialmente posto un freno) è scoppiato il caso-Neymar, ancora caldo e che deve essere vagliato a fondo dall’UEFA e dai suoi organi di controllo.

Ma il principio delle supervalutazioni e dello squilibrio fra le potenzialità delle società in base alla loro proprietà è solo una faccia della medaglia. Alla base c’è la constatazione che nessuno rispetta più i contratti stipulati fra società e giocatori. Sembra contro ad ogni logica dover difendere il datore del lavoro nei confronti del lavoratore, ma nel calcio queste figure sono del tutto atipiche. Il potere è passato quasi tutto nelle mani dei calciatori e del loro agenti (in qualche caso addirittura proprietari del contratto, anche se non in forma legalmente riconoscibile).

E così si arriva all’aberrante situazione di un giocatore, qualche mese dopo aver firmato – e certamente non sotto costrizione – un remunerativissimo contratto pluriennale con un club, decide di “voler passare ad un altro club” e la società di appartenenza non può praticamente far nulla per trattenerlo. Perchè trattenere un atleta controvoglia non è certamente conveniente. E così i piani sportivi ed economici, i bilanci, le prospettive, i programmi vanno a farsi benedire. Il lavoro di un allenatore va a carte quarantotto, la stesse prospettive dei compagni di squadra vengono alterate e danneggiate dal campione che se ne va.

Ora FIFA ed UEFA devono studiare il problema ed inserire dei paletti che frenino certe emorragie e disciplinino i divorzi non annunciati dei giocatori. Una istituzionalizzazione – per esempio - della clausola rescissoria, limitata nel tempo e per aree geografiche, un limite minimo dopo la scadenza del contratto per lasciare il club senza il consenso della società di appartenenza, pesanti penali non solo economiche ma sotto forma di squalifica da parte della FIFA (quindi valida in tutto il mondo del calcio) per chi contravviene a certe norme attentamente studiate ed approvate con il consenso delle parti. Va bene che il calcio è regolato secondo la libera concorrenza, ma un minimo di regolamentazione che salvaguardi gli interessi delle parti è diventata indispensabile.

In tutti i paesi moderni e democratici i contratti per essere costituzionalmente validi devono essere bilaterali, devono cioè difendere in misura eguale entrambe le parti. Oggi i contratti del mondo del calcio tutelano i calciatori (ed i loro agenti) molto più delle società. Ma così il sistema minaccia di crollare.

   E’ ora che Gianni Infantino, il suo successore all’UEFA Aleksander Ceferin ed i presidenti delle federazioni più importanti si siedano ad un tavolo e mettano su una Commissione ad hoc che trovi la soluzione ad un problema così impellente.

Meno grave ma non meno impellente la necessità di spostare le date del mercato. La F.A. se n’è accorta e sembra decisa a muoversi autonomamente. Ma certe cose vanno fatte collegialmente, per non creare ulteriore confusione.

 Il mercato va chiuso entro la fine di luglio, non deve poter continuare a stagione e campionati (coppe comprese) inoltrati. Basterebbe circoscriverlo ai mesi di giugno e luglio. Che senso ha costringere società e soprattutto allenatori a ricominciare daccapo dopo aver programmato una stagione? Datemi delle riposte, per favore. Grazie

Salvatore Lo Presti