La vacanza in Italia

A maggio sono sato a Roma. Qui trovate un breve racconto e le più belle foto.

Primo giorno: Finalmente a Roma

Ah Roma, la città eterna! Dopo un viaggio in treno e un lungo viaggio in taxi attraverso la capitale italiana, sono arrivato finalmente in hotel. All'inizio ho avuto l'impressione che il giro per arrivare in hotel fosse lunghissimo, ma poi alla fine ce l'abbiamo fatta.

L'Annuario del Calcio Mondiale ha una storia ultraventennale: dal 1988/89, quando uscì fra tante attese la prima edizione, al 2006/07 quando un editore in smantellamento lo ha archiviato senza neanche sapere il perchè. Una storia che avremmo continuato con l'entusiasmo di sempre senza i problemi cres centi di un mercato sempre più difficile. Ora ne teniamo in piedi il ricorso attraverso il dialogo coi nostri lettori che non ci hanno mai fatto mancare il loro affetto, che ci hanno sempre detto quanto mancavamo loro. Meglio lasciare un buon ricordo, comunque che finire nel dimenticatoio. 

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IL BLOG di Salvatore Lo Presti

<< finalmente nella f.i.g.c. partono le riforme: mercato corto e seconde squadre i primi passi, ma e' solo l'inizio>>

 

Ci sono Dirigenti (!) e dirigenti (?) nel mondo del calcio. In pochi giorni Giovanni Malagò, presidente del CONI e Commissario Straordinario alla Lega di Serie A (che appartiene evidentemente alla prima categoria, quella con la “D” maiuscola) ha attuato una delle riforme che né l’ex presidente della FIGC Tavecchio (sicuramente aggregabile alla seconda categoria, quella con la “d” assai minuscola) né i vertici della Lega stessa erano riusciti a realizzare.

      Malagò infatti con un provvedimento tempestivo ed utilissimo ha già accorciato la durata delle due finestre di mercato facendo in modo che quella estiva, in particolare, chiuda alla vigilia dell’inizio del campionato. Eliminando così lo sconcio di allenatori che debbono lavorare con una rosa soggetta a variazioni improvvise ed ai tifosi di abbonarsi ad una squadra di cui non conoscono con certezza neanche l’identità dei giocatori.

      Una decisione di grande utilità, di una semplicità sconvolgente (era già stata adottata qualche mese addietro anche dalla Football Association inglese, che aveva dato l’esempio) e che farebbe bene il presidente dell’UEFA Ceferin a prendere seriamente in considerazione, per creare una auspicabile omogeneità di scadenze anche a livello europeo.

         Un’altra delle riforme vitali per lo sviluppo e la crescita del nostro calcio – studiata e poi messa in un cassetto durante la gestione Tavecchio – quella delle cosiddette “seconde squadre” è stata ripresa in mano dal Commissario Straordinario alla FICG Fabbricini ma la sua attuazione, dopo lunga trattativa con la Lega di Serie C, è stata procrastinata alla stagione 2019/20.

     Secondo me non è un male. Perché questo tipo di riforma a mio avviso va analizzata e meditata molto meglio e corretta nella modalità di attuazione. Il suo scopo è quello di facilitare la crescita dei giovani e avvicinarli alle prime squadre, visto come è dimostrato che oggi il “salto” fra la Primavera è la Serie A (almeno per le squadre di un certo livello) è troppo alto, e gran parte di chi si affaccia alla Serie A fatica a restarci stabilmente.

       Molti anni addietro avevo condotto personalmente uno studio sul problema (precorrendo di quasi trent’anni la FIGC…) ed ero arrivato ad una conclusione provata. Prendendo in considerazione i calciatori che avevano esordito in Serie A nel 1972 (l’ultimo anno in cui fu disputato, prima di essere sciaguratamente soppresso) il “Torneo De Martino”, avevo potuto accertare che cinque anni dopo il 90% di loro aveva ancora posto in una squadra professionistica. Spostandomi avanti di cinque anni, un lustro dopo l’abolizione del De Martino, considerando cioè gli esordienti in A del 1977, questa percentuale si era drasticamente e tragicamente abbassata intorno al 50%, quasi dimezzandosi cioè.

       Il motivo era chiaro a tutti, meno che ai dirigenti della FIGC e delle Leghe: Il “De Martino” era un campionato riserve in pratica, e consentiva ai giovani calciatori più promettenti di giocare con gli effettivi della prima squadra che temporaneamente, per valutazione tecnica o perché reduci da infortuni, erano fuori dalla formazione tipo. E consentiva loro soprattutto di giocare contro le riserve della squadra avversaria. I giovani insomma imparavano a giocare con i grandi e soprattutto contro i grandi. Tutti giocatori esperti e motivati perché volevano riconquistare un posto da titolare. Uno strumento di crescita prezioso per i giovani in rampa di lancio, che dava i suoi frutti. Vero che allora non c’erano le sostituzioni né le rose allargate che ci sono adesso, ma il problema si potrebbe risolvere giocando a metà settimana (e non il sabato come si faceva allora).

     Ora vorrei far presente un’altra cosa al commissario Fabbricini ed ai suoi consiglieri: inserire le cosiddette seconde squadre in un campionato di secondo o terzo livello avrebbe troppi inconvenienti. Il primo sarebbe il fatto che col clima di rivalità e sospetti che regna negli ambienti del nostro calcio, la sola lettura della formazione di una seconda squadra che giochi contro una prima squadra del campionato di competenza susciterebbe una valanga di polemiche, sospetti, accuse certamente non positive.

      Il secondo, più sostanziale, è che inserendo le seconde squadre in un campionato di terzo livello (Serie C) i giovani non avrebbero molto da imparare per crescere: semmai sarebbero i giocatori di questa categoria a poter imparare e migliorarsi giocando contro i più promettenti elementi delle più importanti squadre di Serie A, che sicuramente hanno avuto una scuola migliore.

        Per questo li invito a riflettere seriamente sulla modalità di strutturare l’attività delle seconde squadre. Alla luce della mia esperienza, penso che possa fornire risultati migliori l’istituzione di un campionato riserve tout court, una nuova edizione riveduta e corretta del vecchio e mai sufficientemente rimpianto torneo “De Martino”. Torneo che aveva fatto molto al nostro calcio, facendo crescere i giovani con la giusta gradualità e preparandoli adeguatamente al salto in prima squadra. Che oggi, per la maggior parte di loro, è diventato un salto nel buio.                                                               Salvatore Lo Presti

 

Torino, 22 marzo 2018