Chi siamo

 

Questa è la nuova pagina-web dell'Annuario del Calcio mondiale, la pubblicazione che ho ideato, fondato, realizzato insieme con alcuni amici entusiasti come me e diretto per diciannove anni: dal 1988 quando uscimmo per la prima volta,  al 2007,  quando il ritiro dell'Editore Cantelli dall'attività editoriale, ci relegò in un cantuccio come qualcosa di inutile.

Diciannove anni di interesse, di successo devo dire con un pizzico di orgoglio, di un legame coi lettori fattosi sempre più forte. visto che tutt'oggi, incontrandomi o scrivendomi, sono in molti a chiedermi perché. Perché  non siamo più in Edicola o in Libreria. Ed io a cercare di spiegare qualcosa che non riesco a capire, cioè come non ci sia in Italia un Editore in grado di continuare una pubblicazione che ha ottenuto tanti attestati di stima, tanti riconoscimenti, che ha venduto il giusto e che ha dato utili, non certo passivi.

Un abbraccio affettuoso a tutti voi

Salvatore Lo Presti

Il blog di Salvatore Lo Presti

Come ripartire dopo l’estate nera del calcio italiano>>

 

Formalmente è cominciato tutto con lo 0-0 di Milano contro la Svezia del 13 novembre scorso che escluse l’Italia dopo 60 anni dalla fase finale di un mondiale (quello dei Russia). Non succedeva dal 1958 quando eravamo stati estromessi dall’Irlanda del Nord. Ma in realtà si era trattato dell’epilogo di una situazione ormai in fieri, le cui avvisaglie s’intravvedevano già da parecchio tempo, ormai.

I prodromi s’erano già avvertiti prima del rinnovo delle cariche della FIGC del 6 marzo 2017 quando il presidente Tavecchio, dopo aver promesso fino a qualche mese prima le riforme strutturali del settore giovanile (con l’istituzione delle seconde squadre) e dell’auspicata riduzione dell’organico della Serie A (dalle 20 squadre attuali a 18), aveva improvvisamente fatto marcia indietro per garantirsi i voti del gruppo facente capo a Lotito, che lo ha da sempre sostenuto, voti che gli hanno consentito di superare la concorrenza dell’ex presidente della Lega B Andrea Abodi.

Per metterci una pezza, il successivo 10 giugno Tavecchio aveva ufficialmente quanto pomposamente annunciato – dandolo in pasto alla platea – l’avvento della VAR (il supporto tecnologico all’arbitraggio, sul quale già l’AIA aveva iniziato la fase sperimentale – prevista su un arco di due anni – in modalità silente) che sarebbe entrata in funzione in modalità effettiva fin dall’inizio dell’attuale campionato, con una stagione di anticipo rispetto ai tempi previsti. Costringendo il coordinatore Roberto Rosetti ed il suo gruppo – che stava peraltro lavorando egregiamente - a mettere a punto in tutta fretta i meccanismi di attuazione e soprattutto i codici di comportamento, quando non erano ancora del tutto pronti. Una maniera per distogliere l’attenzione dalla mancata attuazione delle riforme promesse e studiate e lungo. I già presenti scricchiolii del palazzo cominciavano dunque a trasformasi in tremori autentici. 

I segni di una piena crisi – già in atto con l’incapacità della Lega di Serie A di darsi un presidente e cercare così di risolvere l’eterno e vitale problema della ripartizione dei proventi derivanti dalla vendita dei diritti TV del nostro massimo campionato – c’erano già tutti. E si evidenziarono in tutta la loro gravità sia con la palese incapacità ad esprimere un candidato unico che avesse, col supporto di tutte le componenti, la forza per attuare le imprescindibili riforme, sia con le diatribe fra i vari candidati Gravina (Serie C), Sibilia (Dilettanti), Tommasi (Calciatori), tutti più o meno ancorati agli interessi della loro categoria. Mentre emergeva sempre più vistosamente l’assurdità di uno statuto che, in vista delle elezioni della governance, nega alla Lega di Serie A il giusto peso come Lega più importante e che procura i maggiori proventi.

A quel punto, considerato che nessuna convergenza appariva possibile, e considerato che dopo 4 tornate di votazioni l’Assemblea  non è stata in grado di eleggere un presidente, è diventato inevitabile il già minacciato commissariamento da parte del CONI sia della FIGC che della Lega di Serie A (già commissariata da Tavecchio). L’impegno ai Giochi Olimpici invernali ha impedito a Giovanni Malagò di prendersi personalmente in carico il fardello della FIGC, lasciandolo all’esperto Roberto Fabbricini (con  Billy Costacurta nel ruolo di vice per i problemi tecnici), e riservando per se la Lega di Serie A (nel frattempo addivenuta alla cessione dei diritti TV per una cifra abbastanza appagante).

Nominato il nuovo c.t. ad Interim per la Nazionale (il responsabile dell’U.21 Di Biagio), ora i commissari hanno dei problemi abbastanza gravosi da risolvere.

Innanzitutto una riforma dello statuto che dia più governabilità e stabilità alla FIGC ed un’operazione simile in Lega (la cui instabilità appare tuttavia legata più alla ripartizione fra le varie Leghe dei proventi dalla vendita dei diritti TV).

Fondamentale a questo punto individuare per la FIGC un candidato suffragato – grazie ad un nuovo statuto - da una maggioranza tale da consentirgli di attuare senza troppi compromessi  le riforme non più differibili, come quella del settore tecnico-giovanile (con l’obbligo delle seconde squadre da far partecipare ad un campionato riserve, come il vecchio e mai abbastanza rimpianto torneo “De Martino”, piuttosto che alla Serie B o alla serie C, ipotesi sciagurata quest’ultima, e con maggiori stanziamenti per i vivai finalizzati alla crescita dei giovani in vista della loro utilizzazione nelle squadre nazionali), quello dello sfoltimento dei ranghi del calcio professionistico (con A su 18 squadre, B su non più di 20 e C possibilmente su 2 gironi, con allestimento di un sietema di controlli molto più severi di quelli attuali per i nuovi compratori dei club, visti i recenti fallimenti di Modena e Vicenza).  Tutta una serie di riforme che consenta di ripartire col piede giusto da quello che giuùstamente può essere considerato una sorta di anno zero.

 

            Salvatore Lo Presti

    

Torino, 10 febbraio 2018